Morteratsch: il ghiacciaio amico dei bambini


OSARE.

Ogni tanto bisogna farlo.
Per mettersi alla prova. Per vedere fin dove ci si può spingere.

Per capire di che pasta siamo fatti.

Osare mettendo in conto la fatica, il rischio e la possibilità che qualcosa possa andare storto.
Che i nostri calcoli potrebbero essere sbagliati.
Ma se dovesse funzionare?
Vuoi mettere che soddisfazione?!

All'alba del suo sesto compleanno ci siamo chiesti che regalo farle. 
Lei che, ultima di tre, ha sempre goduto dei giochi delle sorelle, dei loro vestiti, delle loro scarpe, dei loro libri...
Lei che, come molti bimbi di questo tempo, ha più di quanto possa desiderare...
Perché non regalarle dunque qualcosa di diverso dal solito, che la facesse sentire unica, finalmente grande e che le dimostrasse di essere al pari di noi quattro, lei che è sempre stata "la piccola di famiglia...."

Perché non regalarle una sfida?

E fu così che le regalammo il ghiacciaio...

Un ghiacciaio da guadagnarsi tutto con le sue gambette.
Piccoli passi per una grande meta.
E con un po' di timore, mettendo in conto che potesse essere un obiettivo troppo ambizioso per una bimba così piccina, accogliamo ancora una volta una proposta del nostro Gruppo CAI di Alpinismo Giovanile e partiamo alla volta del Ghiacciaio del Morteratsch in Engadina portando con noi Matilde che sei anni, ancora, non li ha compiuti.




La vede subito Matildina, già dall'inizio del sentiero quella grande montagna di ghiaccio che si staglia dove si perde lo sguardo nel cielo e le spieghiamo che arriveremo molto vicini alla neve e che, se riusciremo, forse la toccheremo pure!
Lei lo sa bene cosa è un ghiacciaio. 
E' entrata, d'inverno nella sua pancia, ne parlavo QUI  e poi, da piccina, sulle spalle di papà nella portantina, ne ha visto uno in Austria, il Pasterze.

Ma questa è tutta un'altra storia. 

Qui si tratta, zainetto in spalla e scarponcini, di arrivarci in completa autonomia...
Una roba seria, insomma!

Attratta dalla grande manona di legno che ci indica la via, si mette in cammino ben decisa a guadagnarsi il suo regalo di compleanno. 


- Mamma, vero che il ghiacciaio ha la lingua?
- Sì Maty.
- Ma è lunga?
- Vieni Maty, lo scoprirai da te, incamminiamoci!


Direi una bugia se raccontassi che non si è mai lamentata.
Non sarei onesta se non dicessi che ad un certo punto non voleva più continuare nel cammino e non sarei una mamma se non vi dicessi che dentro di me, vedendola così, mi sentivo morire dentro
Ma ancora una volta, ho avuto fiducia negli Accompagnatori di Alpinismo Giovanile che l'hanno presa per mano e l'hanno portata via da me concedendole di assaporare una montagna che fosse lontana da legami affettivi "soffocanti" .
E lontana da me, scaldando i muscoli e misurando un passo giusto, Matilde è riuscita ad entrare in sintonia con il bosco, i suoi suoni, i suoi profumi ed i suoi segreti.
Solo dopo questa riconciliazione è tornata a camminare con mamma e papà in modo sereno e, questa volta sì, senza lamentarsi.

E così, passo dopo passo, abbiamo ammirato il ghiacciaio da quel naturale sipario che sono i rami di pini del bosco


Ed abbiamo percorso il sentiero incentivati dalla vista del ghiacciaio sempre più vicino a noi.


Ne abbiamo osservato i dettagli attraverso l'obiettivo della macchina fotografica osservando il ghiaccio brillare al sole


E poi ci siamo anche seduti ad assaporare il panorama da fermi. 
Il ritmo lento della montagna è anche questo: fissare lo sguardo sui particolari, sulla maestosità della paesaggio e sulla sua bellezza che toglie il fiato.
E godere di questi attimi
Conservarli dentro perché prima o poi, di sicuro, verranno utili...


E passo dopo passo, la meta che all'inizio del cammino era un puntino è lì, al cospetto di Matilde  che - da brava piccola alpinista - a questo punto non vede l'ora di raggiungere il rifugio unendosi così al resto del gruppo che, già da un po', è arrivato a destinazione.


Ascoltando i racconti della montagna e condividendo piccoli segreti sul sentiero, Matilde viene sostenuta dalla pazienza e dallo sguardo esperto degli accompagnatori che riescono - con tanta tenerezza - a farle vincere la noia del cammino (che sta prendendo il sopravvento) e a farle affrontare - con onore - l'ultima parte impegnativa di sentiero verso la Capanna Boval, meta dell'escursione.


Ed è grazie a loro che Matilde ha il grande privilegio di osservare, finalmente da vicino, il ghiacciaio in tutta la sua maestosità e bellezza.
E fu regalo di compleanno.
E fu felicità. 
Immensa.
Buon compleanno, Maty!


Siamo fieri di te! 
E visto che questa meta importante l'abbiamo raggiunta tutti insieme, una bella foto ricordo non ce la toglie nessuno!
Perchè Due per Tre fa Cinque! <3



Ringraziamenti

Questa escursione è stata organizzata dal Gruppo di Alpinismo Giovanile CAI di CALCO - LC
Un grazie speciale a tutti gli accompagnatori che ci hanno sostenuto nella scelta di portare Matildina e che ci hanno aiutato a consegnarle il suo regalo di compleanno.


Informazioni Tecniche

La Capanna Boval si trova in Alta Engadina. 
E' uno spettacolare rifugio situato tra i ghiacciai del Morteratsch e del Bernina
Oltre al Piz Bernina e Piz Morteratsch la vista si apre sul Piz Palù , Bellavista, il Diavolezza solo per citarne alcuni.
L'escursione parte dalla stazione ferroviaria di Morteratsch che si trova a 1895 s.l.d.m. e arriva alla Capanna Boval a 2495 s.l.d.m.

Dislivello: 600 mt.

E' un'escursione facile che, per la sua natura, non presenta nessun tipo di difficoltà ed è quindi adatta anche ai bambini.

E' tuttavia necessario prendere in considerazione alcuni aspetti nel valutare se i vostri bimbi possono sostenerla:


In questo caso il tempo di percorrenza è dato per due ore (noi ne abbiamo impiegate 3 con Matilde) e il dislivello è di 600 metri.

Per quel che concerne il sentiero, dopo una prima parte nel bosco piuttosto ripida ma che permette di guadagnare parecchi metri di dislivello, poi prosegue quasi in piano salendo in modo dolce.
Nell'ultima parte, il sentiero ritorna ad essere duro ed in pendenza, con punti dove è necessario, con i bambini, prestare attenzione ma mai pericolosi o impegnativi.

Valutate dunque il vostro fiato e le vostre gambe, e poi, zaino in spalla, portate i bambini a toccare con mano un ghiacciaio.
Vi ringrazieranno per sempre!

Provare per credere!
































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